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Infortuni nel Golf e Come Prevenirli

Il golf ha la reputazione di essere uno sport a basso impatto, e sotto certi aspetti lo è: non ci sono scontri fisici, non si corre su un campo per novanta minuti, non si pattina su ghiaccio. Ma chiunque abbia giocato seriamente per qualche anno sa che i infortuni esistono, e che spesso sono ostinati e ricorrenti. La stima più citata in letteratura ortopedica indica che circa il sessanta per cento dei golfisti amatori riporta almeno un infortunio significativo nel corso di ogni anno di gioco. I professionisti sul PGA Tour non se la cavano meglio: le storie di Tiger Woods, Rory McIlroy e Phil Mickelson si intrecciano tutte con soste forzate di settimane o mesi.

La differenza tra un infortunio che si risolve in dieci giorni e uno che accompagna un golfista per anni sta quasi sempre nella prevenzione e nel riconoscimento precoce. Capire quali strutture sono più vulnerabili nello swing, perché si danneggiano e come proteggerle è conoscenza pratica che vale ogni ora di allenamento al campo pratica.

La schiena: il problema più diffuso

La lombalgia è l'infortunio numero uno nel golf, sia tra i professionisti sia tra gli amatori. Lo swing moderno — con la rotazione delle spalle che avviene contro resistenza dei fianchi, generando un'enorme torsione nella zona lombare — crea forze compressive sulla colonna vertebrale che possono facilmente superare otto volte il peso corporeo nell'impatto. Le strutture più vulnerabili sono i dischi intervertebrali tra L4 e L5 e tra L5 e S1, le faccette articolari posteriori, e i muscoli paravertebrali, spesso cronicamente in tensione.

Nei golfisti amatori, la lombalgia è quasi sempre il risultato di una combinazione di fattori: mobilità insufficiente nella colonna toracica, che costringe la zona lombare a compensare; scarsa forza nei muscoli stabilizzatori profondi del core; e un volume di pratica mal distribuito, con lunghe sessioni al campo pratica dopo settimane di sedentarietà. L'antidoto è lavorare sulla mobilità toracica con esercizi quotidiani, rinforzare il core con varianti di plank e pallone di stabilità, e introdurre gradualmente la pratica piuttosto che passare da zero a duecento colpi in un pomeriggio.

Sul fronte tecnico, i golfisti che eseguono uno swing con eccessiva inclinazione laterale verso il bersaglio al top del backswing (il cosiddetto "reverse spine angle") sottopongono la schiena bassa a uno stress asimmetrico particolarmente pericoloso. Un insegnante certificato PGA che osservi lo swing da dietro può identificare questo pattern in pochi minuti.

Il gomito: le due varianti

Il "gomito del golfista" è il termine popolare per la medial epicondylitis, un'infiammazione del tendine che si inserisce sull'epicondilo mediale dell'omero, sul lato interno del gomito. È chiamato così perché i golfisti lo sviluppano frequentemente, anche se la tensione muscolare che lo causa è comune anche in chi non gioca. Il corrispondente laterale — la "epicondilite laterale" o "gomito del tennista" — è in realtà più comune tra i golfisti di quanto suggerisca il nome.

La causa meccanica nella maggior parte dei casi è semplice: una presa troppo stretta sul bastone e una decellerazione brusca dopo l'impatto, spesso aggravata da terreni duri o colpi dal rough alto dove la testa del bastone incontra una resistenza inattesa. I golfisti che giocano su fairway estivi duri e compatti, dove il bastone può risuonare sull'impatto come una campana, conoscono bene questa sensazione.

Il trattamento nelle fasi acute include riposo parziale (non si può sempre smettere di giocare del tutto), ghiaccio localizzato, esercizi eccentrici del polso e, se necessario, terapia fisica. La prevenzione passa per una presa con il bastone che sia ferma ma non crispata — una tensione di quattro su dieci è sufficiente — e per la corretta progressione del carico allenante. Cambiare l'impugnatura del bastone con materiali più morbidi o di maggiore diametro aiuta a ridurre le vibrazioni.

Polso e mano: strutture delicate sotto stress ripetuto

I tendini del polso e della mano lavorano intensamente in ogni swing, gestendo la decelerazione del bastone e il trasferimento di forza. La tendinite estensoria del polso, le cisti gangliari e le lesioni al triangolare fibrocartilagineo — la struttura che stabilizza il lato ulnare del polso — sono tutte condizioni frequenti nei golfisti che praticano con alto volume.

Il polso della mano guida (sinistra per i destrimani) è particolarmente vulnerabile alla tendinite dei flessori, mentre il polso della mano che trascina (destra per i destrimani) soffre più spesso dell'impatto col suolo. Giocare con wedge e ferri corti su superfici dure aggrava enormemente queste tensioni.

La prevenzione richiede riscaldamento specifico prima della pratica — rotazioni del polso, stiramenti dei flessori ed estensori tenuti per almeno trenta secondi — e attenzione ai segnali di allarme precoci come formicolio o dolore persistente dopo il giro.

La spalla: la cuffia dei rotatori

La spalla del golfista è un complesso articolare che lavora in un range di movimento molto ampio ad alta velocità. I muscoli della cuffia dei rotatori — soprattutto il sopraspinoso e il sottoscapolare — stabilizzano dinamicamente la testa dell'omero durante tutto il ciclo dello swing. L'impingement subacromiale, la tendinite del sopraspinoso e, nelle forme più gravi, le lacerazioni parziali della cuffia sono tutti infortuni che si osservano sia nei professionisti sia negli amatori.

Il rischio aumenta con l'età: dopo i quarant'anni, la vascolarizzazione dei tendini della cuffia diminuisce e la capacità rigenerativa si riduce. Nei golfisti senior, un programma di rinforzo scapolare — con esercizi come le face pull, le scarecrow rotation e le external rotation con banda elastica — è una protezione ragionevole che richiede solo venti minuti a settimana.

La tecnica contribuisce: uno swing con eccessiva elevazione del braccio guida al top del backswing, come si vedeva in Sergio Garcia nelle prime fasi della sua carriera, aumenta lo stress sull'articolazione acromio-clavicolare.

Il ginocchio: non solo per i senior

Il ginocchio sinistro (per i destrimani) subisce forze rotazionali significative nell'impatto, mentre il ginocchio destro è sollecitato nella fase di backswing. I legamenti del ginocchio — soprattutto il legamento crociato anteriore e il collaterale mediale — possono essere irritati da swing con eccesso di spostamento laterale, mentre la sindrome femoro-rotulea è comune nei golfisti che camminano e portano la sacca.

Tiger Woods ha subito quattro operazioni al ginocchio sinistro nel corso della sua carriera. La sua storia è un caso estremo, ma illustra quanto il ginocchio sia esposto nelle rotazioni ad alta velocità del gioco moderno.

Camminare il percorso invece di usare il carrello è ottimo per la salute cardiovascolare ma richiede che il ginocchio sia abbastanza robusto per gestire le oltre cinque ore di cammino su superfici irregolari. Scarpe da golf con buon supporto laterale e solette personalizzate per chi ha pronazione eccessiva sono investimenti che si ripagano rapidamente.

Prevenzione come abitudine

La prevenzione più efficace non consiste nell'evitare di giocare, ma nel costruire progressivamente la capacità del corpo di reggere il carico dello swing. Un programma di mobilità giornaliero di quindici minuti — colonna toracica, anche, polsi — è più efficace di qualsiasi terapia post-infortunio. Il riscaldamento prima del giro non deve superare i dieci minuti ma non deve neanche essere saltato: partire freddi al primo tee è la causa di molti strappi muscolari nelle prime buche.

Conoscere i propri limiti di volume è altrettanto importante. La progressione graduale vale tanto al campo pratica quanto in palestra: aggiungere cinquanta colpi a settimana invece di duecento in un giorno è la differenza tra adattamento e infortuno da sovraccarico. Apri la mappa per trovare campi e range dove praticare con regolarità tutto l'anno, costruendo progressione senza eccessi.

Il corpo del golfista è uno strumento che migliora con cura. Trattarlo come tale — con lo stesso rispetto con cui si sceglie la mazza giusta per ogni colpo — è la scelta più intelligente per giocare a lungo e giocare bene.