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I Grandi Momenti dei Major Championship

I major championship — The Masters, l'US Open, The Open Championship e il PGA Championship — hanno prodotto nel corso di oltre un secolo di storia una raccolta di momenti che appartengono alla memoria collettiva del golf. Non sono semplicemente partite decise da un colpo o un putt: sono istanti in cui la pressione, il talento e le circostanze si allineano per creare qualcosa che nessuna simulazione potrebbe costruire. I golfisti che li hanno vissuti parlano di questi momenti con un dettaglio e un'intensità che nessun'altra esperienza sportiva sembra produrre.

Scegliere i più grandi è un esercizio inevitabilmente soggettivo. Ma ci sono momenti che tornano sempre nelle liste, nei documentari, nelle conversazioni al club house dopo il giro: momenti che hanno cambiato la traiettoria di una carriera, o definito un'era, o semplicemente mostrato di cosa è capace il gioco del golf quando la posta è massima.

Il colpo di Jack Nicklaus al Masters 1986

Augusta National, sedicesima buca, domenica 13 aprile 1986. Jack Nicklaus ha quarantasei anni e non vince un major da undici anni. È a due colpi dalla vetta. Il suo iron al par 3 della sedicesima attertra a tre metri dalla bandiera e scivola verso la buca. Nicklaus esplode in un urlo prima ancora che la pallina si fermi a una trentina di centimetri. Buca il putt. Poi birdie alla diciassettesima. Poi birdie alla diciottesima con un eagle mancato di poco. Chiude con un 65 finale e vince il suo diciottesimo major, ancora il record assoluto. Il commento di Verne Lundquist alla CBS — "Maybe... yes sir!" — è diventato parte integrante del momento.

Ben Hogan e il cinque ferro al Merion

US Open 1950, Merion Golf Club in Pennsylvania. Ben Hogan è tornato in campo un anno dopo un incidente automobilistico quasi mortale in cui un autobus aveva investito frontalmente la sua macchina. Le gambe erano distrutte; i medici avevano detto che non avrebbe più camminato. Al diciassettesimo del Merion, nel penultimo round di un play-off, Hogan esegue uno dei più famosi cinque ferro della storia del golf: il colpo è perfetto, la pallina atterra sul green e rimane vicina alla bandiera. Hogan vince il play-off il giorno successivo e conquista il suo terzo US Open. La fotografia di Hy Peskin che ritrae Hogan in quel momento — il bastone ancora alto, la sigaretta tra le labbra — è l'immagine del golf del dopoguerra.

Tiger Woods e la buca 16 al Masters 2005

Augusta National, buca sedici, ultima giornata del Masters 2005. Tiger Woods è in testa con un colpo. Il suo chip da fuori green scende lentamente verso la buca, si ferma sul bordo per quasi due secondi — un'eternità davanti alle telecamere — e poi cade dentro. La reazione di Tiger, con il braccio alzato e un urlo, è diventata un'immagine iconica. Vince il playoff contro Chris DiMarco il giorno stesso. Il logo Nike sulla pallina, parzialmente visibile prima che scendesse nella buca, diventa il più costoso secondo di pubblicità mai realizzato per caso.

Jean van de Velde alla diciottesima di Carnoustie

The Open Championship 1999, Carnoustie, Scozia. Jean van de Velde, golfista francese praticamente sconosciuto al grande pubblico, arriva all'ultima buca con tre colpi di vantaggio. Per vincere ha bisogno di un doppio bogey o meglio. Quello che segue è la gestione tattica più disastrosa nella storia recente dei major: un driver lungo sulla diciottesima, la palla che rimbalza sulle tribune e finisce nel rough. Un ferro lungo verso il green che colpisce il guard rail del Barry Burn e finisce nell'erba alta. Un terzo colpo che entra nel ruscello. Van de Velde entra nell'acqua con i pantaloni rimboccati come se volesse tirare la palla. Alla fine bogey mancato, doppio bogey, play-off perso contro Paul Lawrie. Carnoustie 1999 è entrato nel linguaggio del golf come sinonimo di collasso.

Francis Ouimet e il giorno in cui il golf americano cambiò

US Open 1913, The Country Club di Brookline, Massachusetts. Francis Ouimet ha venti anni, è un operaio del club che abita di fronte al percorso. I favoriti sono Harry Vardon e Ted Ray, due dei più grandi professionisti britannici del tempo. Ouimet entra nel play-off con entrambi, vince con un 72 contro 77 e 78. L'immagine del giovane americano con il suo caddie di dieci anni — Eddie Lowery, che aveva saltato la scuola per portare la sacca — che alzano i cappelli alla folla è il momento fondativo del golf americano. Francis Ouimet apre la strada a una generazione di golfisti statunitensi che dominerà il gioco per decenni.

Seve Ballesteros e la sua ultima apparizione al Masters

Il momento più romantico di Seve Ballesteros ad Augusta è forse il 1980, quando vinse il suo primo Masters con uno stile sbarazzino e una creatività che il campo non aveva mai visto. Ma l'immagine che rimane più impressa è il putt della vittoria nel 1983, quando Seve abbracciò suo fratello Vicente — il suo caddie — sotto una pioggia di applausi che raramente Augusta ha sentito per un giocatore straniero. Seve vinse due The Open e due Masters. Il suo stile di gioco — recuperi dall'impossibile, inventiva dove altri avevano solo paura — ha ridefinito cosa può essere il golf.

Phil Mickelson e l'eagle al Masters 2010

Undicesima buca, Augusta National, domenica sera del Masters 2010. Phil Mickelson, con la moglie Amy che combatteva il cancro al seno, ha bisogno di una svolta. Il suo secondo colpo da oltre duecento metri attertra sul green e rotola fino a pochi centimetri dalla buca. Eagle. Mickelson fa il giro del green con un urlo che è metà sollievo e metà gioia pura. Chiude con un 67 e vince. L'abbraccio con Amy al diciottesimo è una delle immagini più commoventi nella storia dei major.

Il lungo cammino dei momenti che definiscono il gioco

I major continuano a produrre momenti di questo tipo ogni anno. La rimonta di Jordan Spieth al Masters 2016 — poi trasformata in collasso alla dodicesima — ha già il suo posto nella storia. La vittoria di Collin Morikawa al PGA Championship 2020 del 2020 a Harding Park, con un eagle al settantaduesimo hole per togliere la pressione, mostrava un giocatore di ventitré anni con il sangue freddo di un veterano.

Apri la mappa per esplorare i percorsi che hanno ospitato queste storie — alcuni accessibili al pubblico, altri riservati ai soci — e per trovare i campi di tutto il mondo dove la storia del golf continua a essere scritta ogni settimana.

I major championship sono l'archivio più ricco dello sport. Ogni edizione aggiunge un capitolo. La grandezza di questi momenti sta nell'impossibilità di prevederli: anche con tutto il talento del mondo, Augusta, Carnoustie e Merion hanno sempre qualcosa in riserva.